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| Scheda N. catasto spel. 1309 LO Comune: Roncobello Località: Sotto il Faggio Quota: 1340 s.l.m. Sviluppo: m. 2620 Dislivello: - 422 metri |
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Notizie generali È un abisso verticale con vaste sale, lunghe gallerie e grandi pozzi il cui ingresso si apre in parete, a circa tre metri di altezza, sul lato sinistro orografico del greto del torrente Valsecca, in una zona di particolare bellezza, ai piedi della Cima del Menna e del Pizzo Arera. Si tratta di una delle più profonde grotte della Lombardia la cui storia esplorativa è stata funestata, nel 1966, dalla tragica fine di due speleologi bolognesi che persero la vita precipitando lungo il pozzo di 82 metri durante una piena. le operazioni di recupero si protrassero per alcuni giorni, impegnando decine di soccorritori; l'impresa fu ricompensata con tre medaglie d'oro al valor civile. | |
| Cenni descrittivi La cavità ad andamento essenziale subverticale si sviluppa nei calcari triassici del Ladinico, caratterizzata da una morfologia complessa dovuta allo scorrimento incostante delle acque dei torrenti che la percorrono e a notevoli fenomeni di crollo. Il concrezionamento vario e notevole contribuisce ad arricchire di fascino l'ambiente sotterraneo. L'ingresso, in parete, si presenta disagevole per le sue ridotte dimensioni ed impegnativa risulta l'esplorazione della grotta per un susseguirsi ininterrotto di pozzi e piani inclinati. Man mano che si scende in profondità la morfologia evidenzia vani di discreta ampiezza, ove evidenti sono i segni dei crolli, oppure strette |
condotte sub-circolari dovute a fenomeni erosivi delle acque ipogee che rallentano la progressione. In prossimità del pozzo più profondo (-82 m.) si accentua il ruscellamento delle cascate che, soprattutto durante le precipitazioni atmosferiche, rendono assai rischiosa la discesa. Al di sotto del pozzo di 82 m. l'abisso si divide in due rami. Il primo si dirige verso il «fondo fossile» a circa 400 m. di profondità, mentre il secondo prosegue fino a -422 m. in una fessura sifone attualmente impraticabile. | | | Storia esplorativa La scoperta dell'ingresso del Buco del Castello risale al 1956. La prima esplorazione, ad opera dei gruppi Grotte di S. Pellegrino e di Bergamo si fermò, nel 1962 a -300 m. ove la grotta sembrava chiudere su una strettoia. seguì nel 1966 la sfortunata esplorazione dei bolognesi finita purtroppo tragicamente. Nel 1969 l'abisso fu interamente esplorato da alcuni elementi dell'Associazione XXX Ottobre di Trieste. Altri tentativi per trovare ulteriori eventuali prosecuzioni si sono susseguiti negli anni successivi soprattutto ad opera dei gruppi speleologi lombardi. Tra i numerosi lavori scentifici sull'argomento citiamo un esauriente studio di Adriano Vanin dal titolo «La morfologia del Buco del Castello - 1309 LO BG» in «Atti del XI Convegno Nazionale di Speleologia - Genova 1970». | |
La visita alla cavità richiede notevole preparazione, adeguati mezzi tecnici e, ciò nonostante in alcuni periodi dell'anno, può esporre a gravi pericoli. |
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